Divorzio e riduzione dell’assegno

La Corte territoriale ha rilevato che la situazione economico patrimoniale della consorte non era di autosufficienza economica e che doveva esserle riconosciuto un contributo a titolo di assegno di divorzio, da ridursi rispetto alla decisione di primo grado in relazione all’elevato costo della vita nella città di ove l’obbligato risiedeva ed in considerazione dei costi per cura ed assistenza dovute alle sue condizioni di salute, tenuto conto della disponibilità reddituale mensile e delle sue complessive condizioni economico patrimoniali meglio descritte nella sentenza impugnata. Infine si deve tenere conto, secondo la Corte, dell’importo pagato per il mantenimento del figlio maggiorenne ma non autosufficiente, in precedenza convivente con il padre.
L’elevato costo della vita nella città ove l’obbligato ha spostato la residenza incide sulla riduzione dell’assegno. Le circostanze nuove verificatesi in fase di appello possono essere prese in considerazione in virtù dalla regola rebus sic stantibus che governa i procedimenti di divorzio
(Cass. civ. Sez. VI – 1, 9 gennaio 2020, n. 174)
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